Rango, una storia di verità e autostima

Eccoci a un nuovo appuntamento della nostra “Cineteca Didattica”, ossia quella selezione di film, film d’animazione, cartoni animati o mille altre cose belle da far vedere in una classe, con l’obiettivo di riflettere poi le tematiche scelte con cura. Oggi è il turno di Rango, un film d’animazione basato sull’importanza della verità, della fiducia in se stessi e di come il futuro dipenda, sempre e comunque, da come ci proporremo di viverlo, qualsiasi esso sia. Buona lettura!

Tutto inizia da una scena…

Scena inziale di Rango

La trama è piuttosto semplice (ma non per questo scontata o noiosa): Rango, una lucertola di città, viene catapultato dalla macchina nella quale sta viaggiando a causa di una buca. In mezzo al deserto, senza risorse, vive i suoi primi pericoli e riceve saggi consigli, che gli permettono, non senza fortuna, di arrivare in una città del “Far West” in tutti i sensi: vecchio Saloon, banca, becchino… e tanta siccità.

Infatti, la mancanza d’acqua è il filo rosso di tutta la storia, oltre ai temi che più avanti andremo ad approfondire: la verità, la stima in se stessi e il ruolo nella società in cui viviamo.

Ma torniamo alla trama.

Rango arriva in questo villaggio spaesato, entrando in un Saloon pieno di facce losche, diffidenti e scontrose nei confronti di ogni forestiero. Ma subito si presenta un’occasione, che Rango coglie al volo sfruttando le sue doti “teatrali e di improvvisazione”; alla domanda “chi sei?” risponde con una storia avvincente, eroica… ma del tutto inventata. Riesce così a raccogliere la stima dei presenti, che verrà messa alla prova poco dopo, di fronte a un falco predatore con l’unico intento di mangiarsi qualcuno. Con una buona dose di fortuna (o del tutto in modo fortunoso…) sconfiggerà il volatile, divenendo il nuovo sceriffo.

Da qui la storia prende piede. La mancanza d’acqua sta creando il panico e la popolazione è allo stremo delle forze, tranne il sindaco, il quale sembra losco e con piani malvagi nel cassetto. Dopo mille vicissitudini, Rango raggiunge il culmine della fiducia di tutti, ma dovrà alla fine scontrarsi con la realtà che da troppo aveva accatastato, facendolo rovinosamente cadere dal piedistallo che si era costruito…

Il palcoscenico della vita

Rango da sempre mi ha ispirato molto a livello didattico. Cartone animato semplice, vince sempre sull’ironia, fermo restando alcune battute e frasi tipicamente da “grandi” o, perlomeno, 9/10 anni. Tolto ciò, rimane un grandissimo film d’animazione basato su tematiche quali la fiducia in se stessi, il proprio ruolo all’interno della società e la gestione delle relazioni fra verità e bugie. Molta carne al fuoco per un prodotto del genere ^^.

Prima di entrare nel particolare di ogni tematica, Rango offre ai piccoli fruitori anche una grafica diversa, un po’ “noir” del Far West, diverso dalle solite animazioni ipercolorate e sgargianti; qui troveremo profondità di sentimenti, una piccole dose di paura data “dall’inusuale” e l’eterna battaglia fra bene e male. Possono sembrare sempre un po’ scontate come tematiche, ma vi assicuro che trattarle con dei bambini (in età da Primaria) può mettervi in mano un opera di costruzione sociale e di crescita personale non indifferente. Un’occasione da non sprecare assolutamente.

Bene, entriamo nel vivo del discorso.

Il proprio posto nell’universo fra verità e menzogna

Rango e l'Aquila

Il nostro protagonista inizia la sua nuova vita con una bugia: “come ti chiamo straniero” gli viene chiesto. La risposta, dopo qualche secondo di panico, è presto data: Rango. Ecco quindi il racconto fantasioso, ma convincente, delle sue gesta, dell’uccisione di sette fratelli nientemeno che con una sola pallottola. Il saloon va in visibilio, tutto lo acclamano e la fortuna lo assiste poco dopo nello scontro con l’aquila.

Scena uno diremmo.

Questo è il nostro primo step di riflessione: la verità e la bugia. Rango è un bel film d’animazione sul rapporto fra questi due concetti della vita di tutti i giorni. Il protagonista, non sapendo cosa rispondere di preciso non avendo mai vissuto una vita che lo aiutasse a capirlo, prende dall’esterno quelle informazioni che da sempre desiderava: determinazione, forza, coraggio… peccato che ancora non le abbia mai dimostrate.

Da sempre si parla della forza della verità, sia in ambito laico che religioso. Cos’è la verità? Ne esiste una versione assoluta? Ovviamente non è questa la sede per rispondere (oltre che se ce l’avessi sarei l’autore più letto al mondo!!!) a tali domande, ma può collegarsi a quanto discusso su “Cappuccetto Rosso e gli insoliti sospetti”, dove la verità non era nient’altro che quanto da noi osservato di persona. Qui il discorso è diverso, poiché la verità… è tutta da trovare, poiché esistente ma nascosta. Dentro il cuore del protagonista.

Il proprio posto nell’universo dovrebbe essere una tappa fondamentale nel nostro percorso di crescita; infatti ci permette di capire che non siamo soli al mondo, che le nostre azioni provocano delle conseguenze, belle o brutte, in tutti coloro che ci circondano. Martin Luther King diceva “la mia libertà finisce dove inizia la vostra”… ma se non so qual è il mio posto nel mondo… come posso riuscirci?

La verità di essere se stessi

Rango e se stesso

Compreso chi fosse, per Rango inizia un’altra vita, ma tutta in salita. Infatti, le relazioni costruite sulla menzogna sono crollate, così come la fiducia guadagnata sino ad allora. Nessuno lo vuole più… ma chi conoscono? Come poter rimediare al danno fanno? Iniziando da se stessi. Tutto riparte sempre da lì. Il nostro agire, il nostro credere, il come ci vedono gli altri e le sensazioni che proviamo ogni giorno… tutto da noi, dal nostro cuore e dalla nostra mente. Se ci sentiamo bene, probabilmente vedremo positivamente anche il mondo… altrimenti il contrario. Diciamo un po’ come in Rapunzel… quando lei scende dalla torre e tutto le sembra super bello o super brutto in relazione al suo umore.

Che ridere.

Le persone, quelle serie, dovrebbero riconoscerci per ciò che facciamo e non per ciò che diciamo. Rango all’inizio era stato esattamente il contrario: si era costruito un’identità su ciò che aveva detto e non per quello che (non) aveva ancora dimostrato. La svolta avverrà nel passaggio nel quale il protagonista comprenderà questa fondamentale regola. Tutto è perduto, è da solo… ma chi è?

Conoscere se stessi (Socrate) è uno dei segreti della felicità. Si conoscono i limiti, le forze e le debolezze… non si ha paura di stare con gli altri, perché non si dipenderà da nessuno, come purtroppo succede spesso ai nostri giovani. Una società poco profonda atta all’apparenza e famiglie sempre più disastrate o distratte non supportano nella crescita i nostri ragazzi, i quali arrivano all’età nella quale si deve prendere il proprio posto nel mondo… e si perdono. Anni di studi buttati, lavori sempre sbagliati, amori poco più che settimanali… il tutto perché non si conosce se stessi.

Rango è certamente un buon inizio per i nostri futuri adulti. Tutto inizia dalla propria conoscenza di sé e con lo sguardo sempre verso un obiettivo chiaro, preciso… perché si sa cosa si vuole per realizzarsi.

La verità che non puoi rimandare

Ultima parte, questa volta con uno sguardo complice al cattivo (sapete bene il mio debole per i cattivi di cartoni e racconti). Il sindaco, super cattivo, malvagio, spietato e marrano, blocca l’afflusso dell’acqua per poter comprare i terreni dei contadini, oramai allo stremo, a pochi soldi. Il suo scopo? Costruire una rosea città nel deserto, proprio come stanno facendo gli uomini non lontano da loro. Fermo restando le modalità, il concetto, però, non è dei più sbagliati. Nel film la tartaruga (il sindaco, ma devo utilizzare anche qualche sinonimo) fa una bella affermazione (che io parafraserò): “il mondo avanza, lei ne vuole far parte sceriffo?” Vogliamo dargli del tutto torto? Io no, perché il discorso è molto più profondo.

Facciamo qualche esempio: andremmo ancora in giro per il mondo con le carrozze a cavalli? Ci faremmo operare da dottori con strumenti di ferro e poco rassicuranti? Ci cureremmo con medicine “della nonna” che per quanto spesso utili sono frutto di un uso da tradizione senza alcun fondamento scientifico? Beh, diciamo che ognuno è libero di scegliere ciò che vuole, santa libertà, ma io, nel RISPETTO di tutti, voglio andare avanti. Non avremmo i computer, non avremmo la luce elettrica… senza il progresso. Ma deve esserci un progresso “etico”, una specie di wellfare del settore, grazie al quale chi può corre, chi non può… semplicemente cammina.

L’importante è non perdersi nessuno.

Penso spesso a mio zio che con i computer proprio ci litiga… ma sapeva aggiustare i “mangiacassette” in poche ore… io a malapena saprei aprirlo. Ecco, lui non correva con il progresso quando faceva queste cose? Ora le sa fare ancora, ma sono meno richieste… ci sono altre conoscenze e ma magari non c’è più la stessa voglia di imparare rispetto a prima. Bisogna quindi considerarlo un peso per la società? Assolutamente no, ma non per questo, altri non possono andare avanti.

Oggigiorno è il grande dilemma degli anziani, i quali devono scontrarsi con un digitale sempre più diffuso… e sempre più complicato. Se tutti noi, a volte, ci dedicassimo un po’ di più a chi ne ha bisogno… e non per convenienza ma per amore del prossimo, avremmo qualcuno che corre e che, grazie alle sue energie, può “tornare indietro”, aiutare e ripartire.

Ma si ha spesso troppa fretta… e questo è un problema molto più ampio, magari da discutere in un altro articolo.

Il sipario di chiude

Arriviamo quindi alla fine della nostra riflessione su questo bel film d’animazione. Rango è una storia diversa, adatta a bambini piccoli se “accompagnati” da un adulto. Può insegnare molto, dall’importanza del credere in se stessi all’importanza della forza della verità. Un film interessante da trattare in classe perché i bambini sanno tradurre molto meglio di noi adulti concetti difficili come quelli sopra menzionati.

Per vedere un piccolo assaggio di questo cartone, qui potrete trovare un breve filmato. Ne segnalo la presenza (almeno a oggi) su Amazon Prime Video, per chi ne possedesse l’abbonamento.

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Vi ringrazio come sempre per l’attenzione e vi auguro un buon proseguimento. Alla prossima!

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