Giuda e Pietro, traditori a confronto. San Pietro

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 26, 14-16, 20-25, 33-35, 69-75)

14Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti 15e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. 16Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.

20Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. 21Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». 22Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». 23Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. 24Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». 25Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

33E Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai». 34Gli disse Gesù: «In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». 35E Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti gli altri discepoli.

69Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». 70Ed egli negò davanti a tutti: «Non capisco che cosa tu voglia dire». 71Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». 72Ma egli negò di nuovo giurando: «Non conosco quell’uomo». 73Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: «Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!». 74Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E subito un gallo cantò. 75E Pietro si ricordò delle parole dette da Gesù: «Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». E uscito all’aperto, pianse amaramente.

La riflessione allo Specchietto

Eccoci al secondo appuntamento con i “grandi traditori”. Dopo Giuda Iscariota (qui l’articolo), oggi approfondiremo la figura di San Pietro, considerato il primo papa della storia. Nonostante ciò, non è vissuto sempre da “santo”, come tutti d’altronde, e più volte ha subito rimproveri, anche molto severi, da Gesù. Il culmine lo ebbe durante la Pasqua, quando arrivò a rinnegarlo, tradirlo, per ben tre volte. Buona lettura!

San Pietro, un pescatore “pescato”

Pietro che getta le reti

Chi era san Pietro? Un pescatore, o meglio, il capo di un gruppo di pescatori. Nonostante l’animo “fumino”, Pietro era a capo di una “azienda”, come la chiameremmo oggi; non era quindi uno sprovveduto, un “ignorante” nel senso “istruttivo” del termine.

Il primo incontro con Gesù (Lc 5, 1-11) non fu dei più tranquilli, anzi. Immaginiamo la scena: esperto pescatore da una parte, Rabbì, ma falegname, dall’altra. Il maestro sale sulla barca a riva, dopo che per tutta la notte è stata fuori senza prendere pesci, e comincia a predicare. Alla fine, come se nulla fosse, dice all’esperto pescatore di tornare indietro e gettare la rete. Non penso che a Pietro la cosa sia garbata al massimo, infatti la sua risposta può essere “letta” in modo un po’ piccato: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla “. Ma, nonostante questo, mostra “fede”, la stessa che gli permetterà di “rialzarsi” sempre dalle sue cadute, non solo di stile.

E getta le reti.

Ecco allora qualche informazione in più su Pietro: emotivo, orgoglioso (ma capace di mostrare anche umiltà, Lc 5, 8), capace di affidarsi e fidarsi, anche quando gli viene detto qualcosa nel quale si considera esperto. Questo sarà molto importante nel momento cruciale del tradimento, perché permetterà a Pietro non tanto di perdonarsi, ma di comprendere che anche il gesto più riprovevole può essere affidato a Dio, così da essere trasformato dalla Sua Misericordia. Un pescatore “pescato” dallo sguardo “intrigante” di Gesù.

Simone, Pietro, Simon Pietro

Verrebbe da pensare: ma quanti sono? Sempre lo stesso, tranquilli. Vorrei però dedicare qualche parola anche su questo, perché il cambio del nome non è un fatto così scontato e nel Vangelo più volte si alterna in relazione alle azioni del pescatore stesso. Cominciamo dal principio.

Pietro non si chiamava Pietro. Non è un po’ come dire: “Sono tuo padre?!”. Stupidaggini a parte, il vero nome del pescatore era Simone, figlio di Giona. Come molti sanno, sarà Gesù a “rinominarlo”, dandogli al contempo un obiettivo nuovo, una missione “celeste”: “E anch’io ti dico: tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte degli inferi non la potranno vincere. 19 Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli” (Mt 16, 18-19). In altre parole, il Messia dona a Pietro una nuova dignità, assicurandogli il supporto sempre presente di Dio in ciò che farà.

Ok. Simone era il suo vero nome, Pietro quello “donato”… e Simon Pietro? Questa è una delle cose più interessanti fra le tante che, negli anni, ho ascoltato nelle varie meditazioni, ritiri, ecc. Andando direttamente al punto: nel Vangelo, ogniqualvolta il pescatore viene chiamato “Simon Pietro”, sta a significare una specie di “regressione” dello stesso, come se, in parte, tornasse indietro, a prima di aver conosciuto Gesù.

Purtroppo, a voler esaminare meglio questo passaggio, ci vorrebbe un articolo a sé, ma cercherò di impiegare poche altre parole. Nei Vangeli Gv 13 o Gv, 21, solo per fare un paio di esempi, possiamo notare come si alternino i “Pietro” e i “Simon Pietro”, perché, semplificando, ogniqualvolta il dubbio, l’incertezza, la paura, l’incomprensione o altro si insinui nell’animo di Pietro, ecco riemergere con forza il “vecchio” Simone, il pescatore “semplice” prima dell’incontro con Gesù.

Pietro, inconsapevole della consapevolezza

Entriamo quindi nel “vivo” della discussione, il vero e proprio Pietro “traditore”. Nel Vangelo viene sottolineata la determinazione del pescatore nel seguire Gesù a ogni costo “Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai“; lui si vede “diverso”, forse migliore degli altri, o forse più semplicemente è l’emotività del suo animo che emerge con prepotenza. Fatto è che Gesù lo avvisa, lo avverte che oltre la passione (non solo quella sua) dovrà esserci una dose di consapevolezza di se stessi che forse nessuno ha ancora, se non l’apostolo “che egli amava” (Gv 19, 23-26) e che sarà l’unico a essere sotto la croce assieme alle donne.

Forse possiamo ipotizzare in questo il “tradimento”: un atto dettato dalla passione non pienamente consapevole di chi aveva di fronte. Pietro sa che Gesù è il Messia che stavano aspettando, ma non ha compreso appieno la strada da percorrere e il prezzo da pagare per arrivare alla salvezza e all’Amore di Dio. Pietro immagina un futuro comunque guidato dal maestro, in “presenza” oggi diremmo. La morte si pensa sia ancora l’ultima parola, oltre la quale non ci sia salvezza (e infatti alla morte di Gesù Pietro tornerà a fare il pescatore…).

Ancora un passaggio sull’ultima cena: Pietro conferma la sua volontà di non abbandonare Gesù “Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò“, smuovendo poi tutti gli altri che di impeto si accodano “ Lo stesso dissero tutti gli altri discepoli“. Qui possiamo vedere l’importanza della figura di Pietro, il quale, non per la prima volta, si permette affermazioni che altri non si sarebbero mai permessi. Non per nulla sarà poi a capo di tutto il gruppo… ma prima di arrivarci dovrà passare per il famoso tradimento…

Pietro e i tre volte no

“Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». 70Ed egli negò davanti a tutti: “Non capisco che cosa tu voglia dire. Primo no. Pietro è fuori dal palazzo dove Gesù è rinchiuso, vorrebbe forse fare qualcosa, ma il timore di essere catturato è grande. Poi una serva gli si avvicina e gli pone il critico quesito. Non c’è certezza nelle parole, ma “l’accusa” è chiara. Ritengo interessante come l’evangelista sottolinei che la risposta di Pietro sia “davanti a tutti“, poiché la domanda fu dopo che “si avvicinò“. La scena che mi immagino è abbastanza chiara: chiacchiericcio generale, ognuno per conto suo, poi una serva guarda con maggiore attenzione Pietro e gli si avvicina, parlandogli allo stesso tono degli altri. Lui reagisce in modo, direi, “plateale”, rispondendo “davanti a tutti“.

Ancora una cosa: la prima risposta è vaga, non un rifiuto netto e deciso: “Non capisco che cosa tu voglia dire“. Prende tempo, risponde mentre si alza per andarsene e fuggire da qualcosa che potrebbe metterlo ancor più nei guai.

Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». 72Ma egli negò di nuovo giurando: «Non conosco quell’uomo». Scena due. Mi immagino un Pietro agitato, ha risposto in modo impulsivo, forse urlando, compromettendo il suo instabile umore. Mentre esce, ecco che un’altra serva fa una “pericolosa” affermazione, questa volta non direttamente a lui ma “ai presenti“.

Panico.

Di nuovo ecco una risposta plateale, questa volta più giustificata, ma netta, senza ambiguità: «Non conosco quell’uomo». Il tradimento si fa più grave, addirittura giura “egli negò di nuovo giurando“. Pietro sta cercando una via di fuga perché sempre più impaurito. Il coraggio dimostrato davanti a Gesù, poche ore prima, non è che un lontano ricordo.

Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!”. 74Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!» Ultimo step. Qui si perde ogni ragione, ogni dignità poiché non solo giura di non conoscerlo, ma lo fa imprecando, arrabbiandosi, abbandonandosi all’ira. Il terzo no è dettato dalla rabbia e non dalla paura, qualcosa è cambiato. Possiamo ben capire come Pietro si sentisse sempre più agitato, ma qui non è solo una serva ad aprire il dibattito, ma tutti i “presenti”, che si avvicinano (in quale modo mi verrebbe da pensare) per avere una risposta dal pescatore.

Un gallo cantò…

Poche parole per l’evento culmine di tutta la storia. Pietro rinviene in sé, capisce di averla fatta grossa, ricordandosi delle parole del maestro. Lui aveva risposto forse con amore, non sterile ma certamente immaturo, affermando cose più grandi di lui. I fatti lo investono come un tir, gli fanno male perché comprende appieno che di strada, per amare come Gesù chiede, ne deve fare ancora molta e che quell’episodio deve fargli da preziosa lezione.

E uscito all’aperto, pianse amaramente.” Bello questo passaggio. Vorrei osare un piccolo parallelo, anche se piuttosto “inventato” da parte mia. Nei versi del tradimento di Giuda, si specifica con forza che è notte (con tutto quello che può significare e scritto nel precedente articolo), mentre qui si specifica che Pietro esce “all’aperto” e basta. Nessuna notte, ma piuttosto un luogo dove, immagino, si potesse vedere il cielo, si potesse sentire la grandezza del mondo e la propria relativa piccolezza.

L’evangelista ci tiene a sottolineare lo stato d’animo, già fortemente provato, di Pietro; “amaramente” rende molto bene l’idea di quanta vergogna ci sia stata nella sua consapevolezza. Ricordiamoci, però, una cosa: nonostante questa vergogna, nonostante i tre tradimenti, diversi da quelli di Giuda ma ugualmente gravi, Pietro capirà più tardi che nulla è perduto per sempre, che l’Amore di quel Dio “nuovo” di Gesù potrà amarlo lo stesso. Perché suo figlio, perché prezioso ai suoi occhi.

Alla fine dei “giochi”… la Resurrezione

Arrivati a conclusione del nostro percorso, spero che qualche riflessione sia nata dalle parole sopra scritte. Pietro, come Giuda, si è macchiato di un grave peccato ma, a differenza del suicida, lascia spazio all’opera di Dio, non si chiude in se stesso pensando, forse come suggerito dal maligno, che la salvezza possa essere solo per chi si comporti bene.

Pietro, più avanti, compirà un altro ordine del maestro: prenderà su di sé le redini di quanto creato negli ultimi tre anni. Non prima, però, di altri grossi strafalcioni ai quali Gesù risorto, con molta pazienza, porrà rimedio.

Ma questa è un’altra storia.

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Vi ringrazio del tempo e dell’attenzione. Buon proseguimento!

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