16-Bit, una passione che nasce da lontano

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Sì Sì… immagino, in un anno ho aperto svariate sezioni, ma portandone avanti davvero poche. Vero. Ma se non le apro nel momento in cui sono più ispirato… quando? Poi a implementarle si fa sempre in tempo no? Quindi… largo a uno degli usi più diffusi (e divertenti) del codice binario!

Nei lontani anni ’90, dentro una caserma della polizia

Mega Drive 16-Bit
Il Mega Drive 16-Bit

No, non sono mai stato arrestato nella mia infanzia. Mettiamolo subito in chiaro. Sono cresciuto, però, fra uniformi, pistole, distintivi, gabbiotti e, soprattutto, gente più o meno improponibile, ovviamente nel senso più divertente e simpatico. Figlio di poliziotto (anche se di un settore sportivo come quello delle “Fiamme Oro”), ho passato alcuni fra gli anni più belli della mia vita davanti alla caserma dei Musei Vaticani della Polizia di Stato, oramai purtroppo dismessa e divenuta albergo. Ricordo tutto perfettamente, al contrario di quanto mangiato… ieri: l’entrata con la guardiola, le scale di fronte e la mensa a sinistra, con relativo ufficio, il bar a destra e tutti i locali del piano di sopra, compresa l’aula magna. In questo secondo piano iniziò ciò che, ancora oggi, è una delle mie più grandi passioni, tanto da sopravvivere alle spese sempre più alte, al lavoro e alla famiglia allargata.

Come detto, ricordo perfettamente alcuni di quei momenti. Una volta, andai nell’ufficio subito dopo quello di papà, dove si trovava Nazareno, il quale mi disse: “Vieni Chiolinetto che ti faccio vedere una cosa”. Cambiammo ufficio, uno nel quale il pc era più “prestante”, e avviò un gioco che mi folgorò sin da subito: “Red Alert”.

Un lampo, una luce che non mi fece cadere da cavallo come san Paolo ma poco ci mancava. Nel giro di poche settimane vidi altri giochi che, per fortuna mia, stanno uscendo nuovamente nelle piattaforme Cloud (io utilizzo STEAM), rivisti nella grafica e nelle specifiche tecniche. Outlaws, Dune 2000, Commandos, Hollywood Monsters o Tequila e Boom Boom… questi e tanti altri cominciarono a entrare nella mia vita di bambino e poi di adolescente. Non solo una questione ludica, cominciava a crescere un interesse informatico/digitale non indifferente.

Di evoluzioni in rivoluzioni, arrivando ai giorni nostri

Passarono gli anni. A casa, ringraziando Dio per la possibilità, ebbi alcune fra le console migliori e all’avanguardia, oltre che un pc sempre disponibile. L’indiscusso sovrano fu il “Game Boy“, il famigerato 8-bit dallo schermo grigio/verde che mia madre buttò a mia insaputa… già, non commentiamo. Poi arrivarono man mano le successive dirette evoluzioni: il Game Gear (che consumava una quantità di batterie IMPRESSIONANTE, sei stilo alla volta…) e il Mega Drive 16-bit (diverso dal successivo 32-bit che non ebbe alcun successivo particolare, come il Sega Saturn). Arrivò, quindi, l’anno zero dei videogamers… nel 1995 approdò in Europa la Play Station, (ovviamente parliamo della prima) che rivoluzionò completamente la vita di molte persone.

Le prestazioni aumentarono esponenzialmente, la grafica divenne “reale” e il costo si abbassò velocemente per arrivare alla portata di tutti. Siamo ora nell’era “moderna” del settore ludico-digitale e poche saranno le vere rivoluzioni dopo la Play Station 1. Ancora oggi la Sony spadroneggia assieme ad altre poche aziende, ma l’era dei “dischi”, come quella delle “cassette” è oramai finita, entrando così nella fase “contemporanea” del Cloud.

Oggigiorno, esistono ancora negozi di videogiochi, ma oramai piattaforme come GOG, Blizzard o STEAM vendono i propri prodotti direttamente e con prezzi davvero, DAVVERO, bassi.

Come avrete OVVIAMENTE notato, ho descritto brevemente solo il mondo “console”, tralasciando quanto di straordinario uscito sempre nelle versioni PC. Personalmente, da anni sono oramai fedele ai videogames da computer, sia per comodità sia per prezzi, decisamente più bassi di quelli delle più diffuse, e famose, console. Ci sarà tempo e modo per parlarne!

Ok, bella la tua vita e il tuo resoconto storico, ma quindi?

Come scritto all’inizio, anche la “16-Bit” sarà una sezione nata con trombe e cembali, ma con contenuti limitati nel tempo. Purtroppo, quest’ultimo scarseggia sempre e, per quanto la sera sia più libero (soprattutto quando i bambini vanno a letto), non sempre c’è la giusta lucidità ed energia per scrivere qualcosa di sensato, magari anche grammaticalmente corretto. Rimane, però, la certezza che questa sezione non deve essere costruita nel tempo, perché già presente tutta nella mia testa, nei miei ricordi… basterà solamente mettere nero su bianco! Il mio vecchio professore di Grammatica Italiana avrebbe detto: “Facile no?”

Game Boy B-bit
Il MITICO Game Boy, 8-Bit

Nella “16-Bit” scriverò parte della mia vita, sarà una sezione molto autobiografica. I giochi di un tempo e quelli più moderni, quelli dai quali sono stati tratti libri o viceversa. Ripeto: non una sezione per “piccoli”, ma per “intenditori”, per chi saprà leggere oltre le righe una delle diverse strade che ci hanno portato a quello che siamo oggi. Baricco, nel libro “The Game“, ha scritto in modo eccellente: “Calciobalilla, flipper, videogioco. Prendetevi mezz’ora e passate dall’uno all’altro, in quest’ordine. Pensavate di giocare, invece avete attraversato lo spazio che separa una civiltà, quella analogica, da un’altra, quella digitale. Siete migrati in un mondo nuovo: leggero, veloce, immateriale.” Beh, se Baricco ha scritto così, perché io non posso dire che i VideoGames non sono altro che una delle facce di ciò che siamo oggi?

Per concludere, mi sento in dovere di dedicare questo mio post a un amico e collega, Riccardo, amante come me di queste “piccolezze” e, sempre come me, alla ricerca continua di tempo per giocarci.

Vi ringrazio come sempre del tempo che mi dedicate e dell’attenzione. Nel caso in cui siate interessati a ricevere una volta a mese (se non ogni due…) la newsletter basta lasciare il proprio indirizzo nell’apposito form (nella colonna destra da PC, nella finestra a discesa del menù da mobile).

Vi auguro buone feste e buon proseguimento.

A presto!

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