Commandos, la famosa “sporca mezza dozzina”

A.D. 1998: molte a quei tempi erano le riviste a tema “computer” o “videogames” e fra queste comparve la recensione di uno dei più bei giochi di strategia di tutti i tempi: parliamo del meraviglioso “Commandos. Dietro le linee nemiche“, di Pyro Studios e pubblicato da Eidos Interactive. Un capolavoro che proveremo a conoscere (e ricordare) nei dettagli.

Commandos: un titolo che ancora oggi fa storia

Nel settore dei giochi “strategici in terza persona” è certamente uno dei più conosciuti: intrigante, complesso, affatto scontato. La trama, a modo suo, ricalca gli eventi principali della II° Guerra Mondiale, con spiegazioni storiche anche piuttosto realistiche nei filmati di intermezzo.

La struttura di gioco, come accennato, non era per nulla semplice. La “sporca mezza dozzina” si riferisce naturalmente ai personaggi principali della storia, i “Commandos”, i quali devono superare 20 scenari sempre più difficili per raggiungere la vittoria finale. Ognuno dei soldati possiede delle caratteristiche uniche, grazie alle quali può risolvere problemi per altri impossibili. Nel paragrafo successivo li vedremo con maggiore attenzione.

Riprendendo il filone “storico”, da quel lontano 1998 diversi sequel fecero seguito al primo; belli, indubbiamente, ma ben lontani dal capolavoro iniziale. Le armi, le azioni possibili, i personaggi aumentarono per “tenere” il passo al bisogno sempre più grande di “qualcosa in più deve esserci sempre”. Uscito originariamente per diverse postazioni di gioco, oggi possiamo comprare il “pacchetto completo” su STEAM, a pochi euro, ma in giro per il web è possibile trovare il primo anche in qualche download gratuito (con tutte le accortezze dovute, visto che spesso sono pieni di virus). Io, ovviamente, ho ricomprato tutte le edizioni, nonostante possegga anche i relativi CD originali, giacché le versioni “fisiche” non sono più perfettamente compatibili con i moderni sistemi operativi. Possibile, ma per quei pochi euro vale davvero la pena star dietro ancora ai CD? Oltre al fatto che oramai molti portatili neppure li montano più.

Un “gameplay” semplice e crudele

Asciutto. Questo è certamente l’aggettivo che, secondo me, meglio descrive Commandos, soprattutto il primo. Senza fronzoli, senza stupidaggini di cornice, una tattica pura e semplice che, proprio per questo motivo, può risultare quasi impossibile da risolvere. Un singolo livello può intrattenere per ore l’attenzione del giocatore.

Le modalità possono essere diverse: in alcuni casi nessuno vieta di essere “un elefante in un negozio di cristalli”, ma nella maggior parte dei casi il vero esperto si può riconoscere dalla sua precisione chirurgica, dalla sua attenzione all’invisibilità, dal suo passare inosservato e fare in modo che uno scenario di 30/40 soldati arrivi a trasformarsi in una landa desertica. Ma senza rumore.

Le strategie sono numerose e gli strumenti messi a disposizione dai creatori del gioco sono molto interessanti. Solo per citarne alcuni, possiamo attivare la “vista” dei soldati così da capire fin dove arriva il loro campo visivo, è possibile nasconderci a carponi dietro un muretto basso, oppure distrarre una guardia con una cassa audio facendola spostare dalla sua posizione di partenza per poi colpirla in un luogo isolato. La vera abilità è capire i punti ciechi “nascosti”, ossia quei luoghi dove, nonostante “la vista” del nemico arrivi… è impossibile che ci veda, come lo stare dietro una macchina accovacciati. Insomma… solo la fantasia può mettere freno alle vostre letali azioni.

All’inizio di ogni scenario vengono comunicati gli obiettivi: distruggere una stazione radio, un aereo o rapire un determinato generale. In relazione a questi, decidiamo sul da farsi, l’importante è ricordarsi di salvare sempre! Solitamente, salvo dopo ogni azione realizzata… ma su files diversi. Una volta mi capitò di salvare e, pochi secondi dopo, essere scoperto in modo imprevisto da un soldato… ed ecco un intero scenario andato in fumo e da ricominciare perché impossibilitato a tornare indietro!!!

A ognuno il suo mestiere

Arriviamo quindi al “vivo” del gioco: i “Commandos”, che, in relazione allo scenario, andrai a utilizzare. In tutti gli scenari dovrai adattarti alle specifiche e alle capacità dei disponibili. Questo costringe a essere flessibili nella tattica, a evitare di utilizzare sempre lo stesso o quello con cui ci troviamo meglio, perché, ad esempio, per tranciare una rete metallica devo utilizzare solo il geniere, ma questo sarà incastrato su un isolotto raggiungibile unicamente grazie al gommone del marine, il quale ancora dovrà liberarsi delle guardie presenti nel suo cammino… lento com’è!

Entusiasmante.

La sporca mezza dozzina

Commandos
I personaggi di Commandos 2

Vediamoli ora molto in breve, tanto per avere un’idea di chi, nel caso in cui ci vorrete giocare, avrete sottomano. Piccola specifica: descriverò i personaggi solamente del primo capitolo. Largo ai Commandos!

Jack O’Hara, “Butcher”, il Berretto Verde: Il personaggio “principale”, con le funzioni più utili del gioco: sposta barili e cadaveri (e unendo le cose può nascondere i cadaveri sotto i barili), imbavaglia i soldati storditi ma, soprattutto, accoltella in silenzio. La possibilità di spostare cadaveri vi assicuro che diviene fondamentale per non essere obbligati a lasciare lo sfortunato nella posizione in cui lo si uccide ed essere subito scoperti. Possiede una buona velocità e la sua radio è fondamentale per uccidere i soldati fuori dal campo visivo di altri nemici.

Sir Francis T. Woolridge, “Duke”, il Cecchino: Le possibilità del cecchino sono piuttosto limitate e, in effetti, non lo troverete spesso nel gioco. Come avrete probabilmente intuito dal ruolo, possiede un fucile di precisione indispensabile per abbattere fastidiosi soldati in luoghi irraggiungibili o troppo scomodi. Per il resto non possiede altre peculiarità.

James Blackwood, “Fins”, il Marine: molto simile al Berretto Verde nelle funzioni (usa il coltello, sposta cadaveri), possiede un grande vantaggio e un grande svantaggio rispetto al collega: nel primo caso può spostarsi nei corsi d’acqua, da solo con la muta da sub o in gruppo con un gommone. Nel secondo, però, troviamo una lentezza disumana, davvero patologica. Nel suo armamentario troviamo anche un utile arpione, così da freddare in silenzio nemici a breve distanze e inaccessibili a piedi.

Thomas Hancock, “Fireman”, il Geniere: un personaggio piuttosto utile quando bisogna essere più “elefanti” che “chirurghi”. È l’unico a utilizzare ogni genere di esplosivo o dispositivo tecnologico come cercamine. Molto utile, ma con le dovute accortezze, è la capacità di piazzare una tagliola sulla quale simpatici soldati finiranno allegramente la loro vita.

Samuel Brooklyn, il Pilota: Personalmente uno dei personaggi che mi piace di meno: poco silenzioso e piuttosto “specifico”: è l’unico a poter guidare i mezzi o a utilizzare il mitra (solo nel primo capitolo). Per il resto… finito.

Rene Duchamp, “Frenchy”, la Spia: Ottimo personaggio, forse il mio preferito. Con una spia, soprattutto nel primo capitolo, puoi fare DAVVERO tutto: uccidere silenziosamente con veleno in siringa, trasportare cadaveri, distrarre qualsiasi soldato tedesco (negli altri capitoli solo i pari grado o inferiori) all’infinito. Ogni volta che uccide, può spogliare il malcapitato e vestirsi dei suoi abiti, rendendosi “invisibile”. Bisogna stare attenti a una cosa sola: non farsi vedere mai con una siringa in mano, altrimenti vi scopriranno subito!

Sequel del capolavoro

Dopo il primo capitolo del 1998, fu creata un’espansione di soli 8 scenari, ben fatti e con qualche piccola aggiunta nel gameplay. Nel 2001 la stessa coppia di sviluppatori fece uscire il secondo capitolo della serie, “Commandos 2. Men of courage“. Nella grafica simile al capolavoro, viene però arricchito di svariate novità, sia pratiche che tattiche. Nel primo caso, una quantità esagerata di nuovi oggetti (bottiglie di vino, sonnifero, carne per i cani, libri, grimaldelli, ecc) rendono ancora più profondo lo stile di gioco. Nel secondo caso, viene data la possibilità di entrare nelle case, nei luoghi chiusi (cosa impossibile nel primo capitolo), oltre che lanciare oggetti dalle finestre, dare “un’occhiata di nascosto in qualunque infisso, prendere oggetti da armadi e scrivanie o girare la telecamera dello scenario in modo da vedere ogni angolo possibile. Insomma, un lavoro ampio e, secondo me, attento.

Nel 2003 uscì l’ultimo capitolo: “Commandos 3. Destination Berlin”. Ecco forse quando si dice “fare il passo più lungo della gamba”. Bello, certo, interessante… ma per chi arriva dai precedenti lavori non può apprezzare, secondo me, il terzo episodio della serie. Vengono fatte altre aggiunte, altre “migliorie”, ma forse si nota l’ansia di voler rendere più “moderno” un gioco che, forse, trovava la sua bellezza nella propria “primordialità”. Un po’ come i sequel dei grandi film: esagerati, pomposi, pieni di effetti ma scarsi nella sostanza. Comunque mi riprometto di aggiornare questa parte dell’articolo dopo aver rigiocato al III° capitolo.

C’è ma non c’è

In ultimo, troviamo un outsider della serie, “Commandos. Strike Force”. Totalmente differente dagli altri, non più un gioco di strategia in terza persona, bensì uno sparatutto dei più classici, sulla falsariga del famoso “Call of duty” (COD). L’ho trovato molto bello, ben fatto e curato, ma certamente senza nulla a spartire con la propria “storia”. Insomma, interessante, ma poteva chiamarsi anche in altro modo ^^.

Una visuale “dal vivo” di Strike Force

Meno bisturi e più martello

Precisiamo una cosa: sia nel secondo capitolo che nel terzo viene aggiunta una delle “azioni operative” meno gradite dal sottoscritto: l’attacco automatico con armi da fuoco. Cosa significa? In pratica, il tuo soldato si mette in posizione con la propria arma e quando qualsiasi nemico entra nel suo campo visivo, questo spara. Ora, perché non mi piace? Piuttosto semplice… io sono fedele alla tecnica “chirurgica”, allo “stealth” in gergo tecnico. Trovarmi quindi di fronte alla possibilità di uccidere praticamente chiunque e senza alcun impegno tattico… beh, traete voi le conclusioni.

Obiettivo neutralizzato

Arriviamo quindi alla conclusione del vivere “Dietro le linee nemiche”. Ho cercato di farvi conoscere le parti essenziali una delle serie più belle di strategia che io abbia mai conosciuto e spero di averlo fatto in modo soddisfacente. Qui potrete trovare una delle tante guide strategiche presenti nel web, ma, se posso darvi un consiglio, non guardatela neppure. Comprate a pochi euro il primo capitolo (o il pacchetto) su STEAM e… in bocca al lupo!

Questo articolo fa parte della sezione “16-bit“. Nel caso in cui siate interessati a ricevere una volta al mese (se non ogni due…) la newsletter basta lasciare il proprio indirizzo nell’apposito form (nella colonna destra da PC, nella finestra a discesa del menù da mobile).

Vi ringrazio del tempo e dell’attenzione. Buon divertimento e buon anno!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.