La Freccia Azzurra

Io amo Gianni Rodari. Ritengo importante sottolineare questo concetto. Nonostante sia morto prima che io nascessi (nel 1980 a causa di complicazioni cliniche durante un’operazione), Rodari è per me una fonte continua di ispirazione, di riflessioni… di tutto. Oggi parliamo di una delle sue più belle storie: “La Freccia Azzurra”.

Trama, ma solo una parte, e personaggi

La storia è ambientata in una città come tante altre, nel periodo di Natale. Qui c’è un negozio molto speciale, a lavoro a pieno ritmo per far felici tutti coloro che ne richiedono i servizi: il negozio della Befana. Qui la dolce vecchietta è, però, malata e il suo assistente Scarafoni si fa volontario per aiutarla nella consegna dei giocattoli del 6 gennaio. La Befana non sa che dietro la sua “strana influenza” si nasconde lo zampino di Scarafoni stesso.

Ma la storia è anche di un bambino, un certo Francesco, povero e al lavoro in un cinema per portare casa qualche soldo. Passando davanti il negozio di giocattoli sogna “la Freccia Azzurra”, un treno bellissimo ma troppo costoso, soprattutto per Scarafoni, il quale caccia a malo modo il bambino dopo aver capito le scarse possibilità economiche.

Ecco, però, che la storia si arricchisce dei loro “protagonisti”: i giocattoli stessi. Infatti nel negozio della befana questi camminano, parlano, discutono di quanto stia accadendo alla loro padrona e di come l’assistente si stia comportando male con tutti i bambini poveri. Decidono quindi di fuggire alla ricerca di Francesco, così da donargli il suo grande desiderio.

La storia si evolve quindi in un susseguirsi meraviglioso e commovente di piccoli incontri: ogni giocattolo troverà un padrone a cui donarsi, per i motivi più disparati: necessità di amore, di amicizia, di compagnia o di divertimento. Al contempo, però, Scarafoni insegue i giocattoli disertori, per riportarli al negozio ed essere venduti al miglior offerente.

La Befana, in tutto ciò, capisce di essere stata imbrogliata dal suo assistente, decide quindi…

Donare tutto se stessi

Gianni Rodari è stata una persona certamente illuminata, non c’è alcun dubbio. La “Freccia Azzurra” è un capolavoro non solo nello stile, ma soprattutto nella profondità dei valori. La storia, come ho scritto, è divertente, leggera ma a tratti malinconica, commovente. Mi commossi la prima volta che lessi della bambola che decise di donarsi al senzatetto, perché solo e abbandonato. Una dolcezza infinita in un mondo così, a volte, crudele e spietato, che prova a toglierti quella gentilezza che poca basterebbe per vivere bene insieme, nel rispetto reciproco.

Ecco, parliamo anche di rispetto. I giocattoli vedono nei loro nuovi padroni una dignità che altri non vedono, un rispetto della loro esistenza in quanto persone, in quanto meritevoli di amore come tutti gli altri, senza pensare al proprio tornaconto.

I giocattoli si “dividono” per un bene superiore, che va oltre il portafoglio o il potere materiale. Si dividono per moltiplicare l’Amore, per scaldare con un calore che non può raffreddarsi con la neve e il vento. Questo è certamente uno dei grandi sogni di Rodari: una pace non solo esteriore ma soprattutto interiore, una pace che può trovarsi solo quando albergano in noi gioia e coscienza di essere per altri felicità.

Fra surreale e irreale

Tipico delle storie rodariane è lo stare fra una dimensione surreale e irreale. La “Freccia Azzurra” si pone proprio lì, con un vagone da una parte e la locomotiva dall’altra. Ciò che attira i bambini è soprattutto l’ambientazione concreta, vera, di oggetti e personaggi ampiamente conosciuti. Ciò che fa sognare è il fantastico susseguirsi di eventi dove i personaggi, in relazione al proprio ruolo, compiono decisioni per loro “ovvie”, ma assolutamente non scontate.

Spesso in classe vivo questa stessa situazione, fra il surreale e l’irreale. I bambini si comportano come i giocattoli, condividono le loro idee con sincerità, con franchezza; questo, però, va a scontrarsi con lo “Scarafone” che li circonda, con coloro che, disonesti, non pensano ad altro che al denaro e a se stessi. Questo libro, e meraviglioso film, è certamente la scelta giusta per parlare delle scelte responsabili che dobbiamo fare nella vita, senza aspettare troppo. I bambini non sono mai troppo piccoli per questi discorsi, siamo noi a essere spesso incapaci di farli in relazione alla loro maturità.

Ma questo è un altro problema.

Il treno dei sogni

Ecco quindi che la “Freccia Azzurra” risulta essere un’ottima scelta come lettura per bambini di classe terza primaria (prima sinceramente lo sconsiglierei). A conclusione si può vedere il film, altro capolavoro di Enzo d’Alò, che rispecchia gradevolmente la narrazione del libro. Promosso a pieni voti, cercate un’edizione curata (credo esista solo della Einaudi)… non vi fermate alla più economica. La “Freccia Azzurra” non sarà un libro usa-e-getta, ma diverrà nella vostra libreria una risorsa a più riprese molto utile.

Vi ringrazio per il tempo e buona lettura.

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