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I Dieci Comandamenti, parte 3

Come tutte le serie che si rispettino, col terzo appuntamento si conclude il nostro percorso alla scoperta delle dieci “Parole”. Andiamo a commentare gli ultimi Comandamenti del famoso Decalogo.

Dal libro dell’Esodo (Esodo 20:2-17) “I Dieci Comandamenti”

2«Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile:
3Non avrai altri dèi di fronte a me.
4Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. 5Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. […]


7Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano.


8Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo. 9Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; 10ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro. […] 11Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato.


12Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà.
13Non ucciderai.
14Non commetterai adulterio.
15Non ruberai.
16Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
17Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».

La riflessione allo Specchietto

Dio non vuole sprecare Parole, ma sa bene che di fronte a sé ha persone con limiti e difetti. Sono sue creature dopotutto. Fermo restando questo, ama a tal punto il suo popolo da aprire per ben due volte “il dialogo”; infatti, la prima volta, Mosè trovò un idolo d’oro che lo fece andare su tutte le furie, tanto da distruggere uno dei doni più preziosi. Con i precedenti articoli (Parte 1Parte 2) abbiamo trattato il contesto generale e i primi 4 Comandamenti. Proseguiamo quindi con prossimi 6. Buona lettura.

“Non ucciderai”

Bello. Profondo. Affatto scontato. La quinta Parola non si limita alla vita concreta, agli omicidi o a tutto quello che potremmo pensare.

Va oltre.

Uccidere con le Parole

Chiunque odia il proprio fratello è omicida” (1 Gv 3,15) scrive l’apostolo Giovanni. Vorrei guidare la riflessione proprio partendo da qui. Le parole, lo sappiamo, possono uccidere molto più di mille spade. Quante persone conosco che non lesinano commenti, cattiverie, bugie e veleni per i motivi più disparati: gelosia, egocentrismo, superbia o semplice insoddisfazione.

Ecco allora che “non ucciderai” prende una forma ben definita, poiché riscontrabile ogni giorno nella nostra vita. Uccidere con le parole significa distruggere la dignità della persona che abbiamo di fronte, considerarla una proprietà da utilizzare a proprio piacimento. Chi siamo noi per denigrare una vita? Gesù stesso chiarisce molto bene come anche il solo disprezzo possa essere al pari di un omicidio. Sempre il Cristo sottolineerà con forza che l’evoluzione dei comandamenti sarà “ama il prossimo tuo come te stesso” (Mc 12, 28), poiché amando si è simili al Padre, risvegliamo in noi l’essenza divina dell’essere figli.

Al contrario, le male parole, la zizzania e l’egocentrismo non possono che portare la morte non solo degli altri, ma, altresì, la nostra, poiché “uccide” quel soffio d’amore primordiale, soffoca il calore del sentirsi fratelli per una più fredda imposizione del nostro vivere. La Mannoia, in una delle sue canzoni, canta bene: “Non vergognarti mai, quando ti guardi nello specchio“. Lo penso spesso: io posso ritenermi fiero di andare a letto col cuore leggero, con la consapevolezza che la mia giornata, per quanti errori io possa aver fatto, è stata vissuta all’insegna dell’onestà e del desiderio di far felici tutti quanti. E non è delirio di onnipotenza, è una serenità data proprio dal seguire, il più possibile, questo comandamento: “non uccidere“.

“Non commetterai adulterio/atti impuri”

“Non si ama per convenienza”. Direi che questa piccola frase potrebbe racchiudere tutta la riflessione del sesto Comandamento. Dio, sin dalla Genesi, conferma in ogni occasione il suo Amore Eterno nei nostri confronti, un Amore gratuito e senza nulla in cambio. L’adulterio/atti impuri sono un avvertimento che Dio dà a tutti noi: quel sentimento puro non può essere “scambiato”, messo “all’asta” con qualcos’altro. Nel primo caso, infrangiamo la promessa di eterna fedeltà con la persona che abbiamo scelto, nel secondo, volendo fare una distinzione non proprio corretta, infrangiamo l’amore per noi stessi, il rispetto della nostra dignità mettendo al primo posto l’istinto al sentimento.

Papa Francesco condivide questo bel concetto: “La fedeltà è la caratteristica della relazione umana libera, matura, responsabile. Anche un amico si dimostra autentico perché resta tale in qualunque evenienza, altrimenti non è un amico.” La fedeltà riempie il cuore, lo rassicura ed è proprio per questo che Dio sarà sempre “fedele al suo popolo”, perché ne comprende l’importanza per tutti noi.

Il rispetto all’amore qui richiesto è quindi profondo, parte di un percorso che non può nascere all’improvviso, ma si costruisce in ogni esperienza quotidiana. La vita coniugale, o consacrata, non può realmente maturare senza una prima riflessione dell’amore in quanto tale, in quanto degno del più alto rispetto. Come si raggiunge un tale risultato? Ascoltandosi, parlandosi, rimanendo onesti con se stessi e con il proprio partner. Certamente è difficile, ma, fra la nostra volontà e l’aiuto di Dio, niente e nessuno potrà farmarci.

Le Parole

“Non ruberai”

Il settimo Comandamento può sembrare semplice come il quinto. Discostandomi dal filo rosso che sto seguendo rispetto alle catechesi di papa Francesco, vorrei focalizzare la nostra attenzione proprio sul furto dell’identità, della nostra persona. Personalmente, fra i tanti “pallini” che ho, c’è quello della Privacy, della sicurezza dei nostri dati, soprattutto nel mondo digitale. Purtroppo, c’è una grande ignoranza in materia, un vuoto enorme che al momento non si sta colmando se non a macchia di leopardo.

La sicurezza dei nostri dati, e quindi della nostra vita/identità, è qualcosa di fortemente attuale. I Social Network, la vita digitale e l’utilizzo più o meno aggressivo dei nostri dati non possono lasciarci indifferenti. Dobbiamo agire per renderci consapevoli dell’importanza di ciò che abbiamo. Non si “ruba” qualcosa che non è prezioso e l’oro che abbiamo non lo vediamo bene.

Siamo nell’era della condivisione, del dare a tutti un po’ di tutto. Come possiamo quindi subire un furto? Purtroppo è possibile, perché, non conoscendo il valore dei nostri possessi, veniamo “derubati” del loro valore, anche quando pensiamo di concederli volontariamente. “Non rubare”, secondo me, non deve fermarsi a ciò che possiamo fare noi nei confronti degli altri, ma ampliarsi alla consapevolezza di ciò che possediamo e che condividiamo senza freni; vuole evidenziare come a volte siamo alla ricerca di qualcosa di cui, invece, siamo ricchi, ricchissimi: un’identità.

“Non pronuncerai falsa testimonianza”

Eccoci al settimo “step” delle Parole di Dio. Dividiamo due livelli: essere falsi “con gli altri” ed “essere falsi con se stessi”.

Nel primo caso, Francesco è molto netto: “Il chiacchierone, la chiacchierona sono gente che uccide”. Bello, bravo. Davvero, mi accodo a lui nel condannare con fermezza coloro che non praticano altro sport che la malalingua. Come già detto nel quinto Comandamento, le parole possono essere pericolose, armi improprie in bocca a chiunque.

La falsa testimonianza si sposa perfettamente con tutto ciò: parlar male degli altri, soprattutto in modo “falso”, è comportarsi da ipocriti. Ma di quale falsità parliamo? Non proprio della falsità nel senso di “raccontare qualcosa che non è mai accaduto, quanto piuttosto la falsità nell’ “essere finti nel come ci si propone agli altri”. La Verità, sappiamo bene, è Dio e questo Gesù lo dice chiaramente “Io sono la via, la verità e la vita”. Discostarci da essa ci allontana dal Padre, avvicinandoci, ovviamente, al maligno.

Il secondo caso, mentire a se stessi, è un evergreen del vero cattolico. Purtroppo, non è facile riflettere in maniera completa. C’è chi mente a se stesso senza saperlo e chi, invece, lo fa appositamente. La Verità nei nostri riguardi può significare vivere la pienezza di ciò che ci viene dato. Non possiamo pensare sempre a ciò che ci manca, ma, forse, dovremmo ringraziare per quanto invece avuto. Bisogna essere onesti con se stessi, mettere in chiaro le cose per evitare di nascondere sotto il tappeto della nostra coscienza la polvere del dubbio e dell’ipocrisia. In ogni nostro atto, affermiamo o no la Verità, dalle piccole situazioni quotidiane alle scelte più grandi. Molte volte, possiamo riconoscere un uomo/donna vero/a non dalle parole che pronuncia, ma dai gesti concreti che compie.

“Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la donna del tuo prossimo”

Le ultime due “Parole” si assomigliano nella struttura, è oggettivo. Altrettanto oggettiva, però, è la differenza. La riflessione su tali Comandamenti, a modesto parer personale, potrebbe partire dalla seguente affermazione: “Viviamo oggi in una società che preferisce buttare e ricomprare piuttosto che riparare”. “Non desiderare la donna degli altri” parte dal “cuore” delle persone, dal luogo consacrato all’Amore per eccellenza. Riprende il concetto di fedeltà, tanto a Dio quanto alle persone che abbiamo a fianco, ma contempla allo stesso tempo il rispetto dell’altro, della sua condizione e della sua dignità. Il nostro cuore non può essere “schiavo” della passione, dell’istinto, poiché ne offusca la lucidità, come quando si beve un po’ di più e ci si permette qualcosa che altrimenti non si avrebbe mai fatto.

Riprendiamo, però, la frase di sintesi che vi avevo scritto. La società d’oggi, purtroppo, preferisce buttare quanto ritenuto inutile o non “conveniente”, al fine sostituirlo con qualcosa di più bello e moderno. Proviamo a fare un piccolo paragone. Nel matrimonio, ovviamente, la fedeltà dovrebbe essere fra le virtù più importanti. Sappiamo bene, però, che la vita quotidiana ci porta ad affrontare problemi piccoli e, soprattutto, grandi, così pesanti da mettere in crisi anche la relazione più solida.

Chiediamoci: Come si affrontano oggi questi problemi?

Una volta, sempre fermo restando eccezioni e via dicendo, si affrontavano sempre, si cercava in tutti i modi un’alternativa, non si andava subito a pensare che quella relazione potesse essere “buttata” per un’altra nuova più “prestante” e accattivante. Una volta, forse, si recuperavano quelle peculiarità, quegli elementi, quei sentimenti da cui tutto aveva avuto inizio. Si faceva memoria insomma, si rimettevano al primo posto le cose che avevano unito prima e che potevano unire nuovamente. La vita ci trasforma, ci evolve, ma non per questo vecchi ricordi e gioie non possono evolversi con noi, “aggiornarsi” alle molte esperienze accumulate nel tempo.

Oggi, al contrario, conviene (o è più facile) “buttare” il problema, toglierselo di mezzo, così da sostituirlo con qualcosa, o qualcuno, ritenuto più “adatto” ai tempi moderni. Si ricostruisce una vita in fretta, magari bruciando le tappe perché “tanto l’ho già vissuto una volta”, pensando erroneamente che le stesse cose che avevano necessitato di anni per essere costruite, ora si possano ripetere in pochi mesi.

Ogni cosa, o relazione, necessita del proprio tempo e dei propri spazi. Il “desiderio” delle cose e delle donne (uomini) degli altri ci mette fretta, ci suggerisce che è più facile ricominciare da capo piuttosto che riparare faticosamente qualcosa che manterrà comunque le crepe. Non dobbiamo cadere in questa tentazione, dobbiamo pensare che il nostro cuore si fida e si affida, volenti o dolenti, e se non riusciamo ad offrirgli il nutrimento necessario alla sua vita, un sano amore, questi seccherà, diventerà arido, spento, freddo.

Le dieci Parole

Dopo tutte queste “parole”…

Eccoci arrivati alla fine del nostro lungo percorso. Come spesso avviene, quanto ipotizzato all’inizio, si trasforma per divenire un lavoro differente. Volevo un articolo sulle “Parole” semplice e asciutto, ma mi sono ritrovato a indagare più in profondità del previsto. Spero che sia stato anche per voi un viaggio interessante, poiché per me lo è stato di certo.

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Vi ringrazio del tempo e dell’attenzione. Buon proseguimento!

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